Lucidità assoluta e categorica, puro fulgore intellettuale. Verità urlate, senza sconti: così parlò Zarathustra. Per trovare qualcosa di analogo, di altrettanto lancinante, forse bisogna fare un salto indietro di 2.500 anni, riassaporando tutto l’amaro delle parole (bibliche) del principe Qohélet, l’Ecclesiaste.
Libro magistrale, quello: «Tutto è vuoto niente», tradusse per Einaudi il ribelle Guido Ceronetti, sempre vicinissimo alla dolente visione dualistica dei catari: tutto si riduce a «una fame di vento». Stando a quelle pagine, altro davvero non c’è, di memorabile, nelle faticose stagioni di un’umanità condannata a trascinarsi infelicemente «sotto il sole».
Chi era l’autore veterotestamentario dell’Ecclesiaste? Il sublime e inarrivabile Salomone, come vorrebbe l’attribuzione convenzionale? E nel caso, quali adepti avrebbe mai potuto raccogliere attorno a sé, un simile autore, se avesse voluto far proseliti? Le drammatiche e lapidarie parole di Qohélet, infatti, sono scoraggianti quanto quelle dello Zarathustra nietzschiano.
La critica tende a collocare lo stesso Friedrich Nietzsche tra i “maestri del dubbio”, insieme all’eretico occidentale Karl Marx e al dottor Freud, il padre della psicanalisi, grande esploratore degli abissi interiori.
Maestri? Il loro pensiero (vale per Nietzsche come per Freud) innesca domande, per lo più senza risposte rassicuranti. Quindi, dilata l’orizzonte: ci rende socraticamente consapevoli dei nostri limiti. Condizione spiegata benissimo dal filosofo della scienza Bertrand Russell: più il faro del sapere illumina la notte, più cresce il perimetro visibile dell’oscurità. In altre parole: più impari, e più capisci che non riuscirai mai a scoprire tutto.
Il vero maestro, poi, non può che essere spietato come Qohélet e severo quanto i guru orientali che praticano un radicale distacco dalla materia e intanto proibiscono agli allievi di idolatrare le loro ieratiche figure, anche se dispensano tutti quei preziosi insegnamenti. Della serie: se incontri un maestro, uccidilo (e a raccomandare “l’omicidio” è proprio lui, il maestro).
Esistono autorevolissime tradizioni basate sulla più assoluta discrezione, sull’esercizio virtuoso del silenzio: percorsi rigorosamente iniziatici, che rasentano l’ascesi e dischiudono frontiere inimmaginabili. Senza però dimenticare la storica sentenza del sommo Jiddu Krishnamurti: «La verità è una terra senza sentieri».
Per capire quanto siamo distanti dalla meta, oggi basta dare un’occhiata ai tantissimi spacciatori di verità rivelate, dispensate un tanto al chilo. Sembrano juke-box umani, funzionano a gettone. Corsi, conferenze, seminari online, libriccini divulgativi, weekend intensivi e merchandising assortito.
È facilissimo riconoscere il falso maestro, il cialtrone: ha solo risposte. Lui è l’alfa e l’omega; signore del marketing, vende merce su misura per tutti. È indulgente, non scontenta mai nessuno; come il bravo parroco di campagna, ha sempre una buona parola per tutti.
A sdoganarlo socialmente, facendolo uscire dal variegato ghetto dei ciarlatani, è stato il mainstream, sia religioso che politico. Alla stanchezza terminale del vetusto fideismo monoteista si è aggiunta la bancarotta della politica, insieme con la sfiducia ormai vistosa nei confronti dei grandi media, asserviti ai poteri egemoni.
Forse, il colpo di grazia alla residua credibilità dell’establishment l’ha assestato il complottismo: cioè l’idea (sballata) che la storia proceda unicamente in virtù di oscure cospirazioni. Beninteso, i complotti esistono. E proprio per depistare il pubblico, isolando i veri scopritori di congiure, la Cia – ricorda Massimo Mazzucco – coniò il termine “complottismo” per screditare, in premessa, chi avesse osato mettere in discussione la versione ufficiale sull’omicidio di John Kennedy.
Da allora, il cospirazionismo è cresciuto vigorosamente. Siamo arrivati al grottesco complottismo iperbolico, quello dei subdoli e tirannici “rettiloidi” che dominerebbero il genere umano. Assolutamente provvidenziale, questo fanta-complottismo, per non arrivare mai a incastrare nessun vero colpevole in carne e ossa. Se non esistesse, il cospirazionismo “fantasy”, bisognerebbe inventarlo: il terrapiattismo è uno strumento meraviglioso per ridicolizzare, insieme ai creduloni, anche i veri cercatori di indizi imbarazzanti.
Il punto è che il maestro cialtrone si guarda bene dal prendere le distanze da certa spazzatura. Al contrario, la evoca in modo ammiccante: gli serve, anche quella, per disegnare il profilo di un nemico rappresentato come temibile, per non dire mostruoso, contro il quale è indispensabile coalizzarsi.
E chi meglio di lui, il falso maestro, potrebbe rinfrancare le pecorelle smarrite infondendo in loro la giusta dose di fede, necessaria a superare il terribile ostacolo?
A questo punto, come sottolineato ripetutamente dal saggista Gianfranco Carpeoro, il falso maestro rivela la sua vera identità di mago deteriore, di mero illusionista: si presenta come Magister, ma agisce come Magus. E lo fa ripetendo invariabilmente cinque precisi movimenti: astrazione, estrazione, istruzione, ostruzione, distruzione.
Primo passo: ti convinco che il tuo mondo reale è difettoso e ti faccio balenare davanti agli occhi il nuovo mondo, che però è solo astratto. Dal tuo habitat poi ti sradico materialmente (secondo passo: estrazione) per introdurti a forza nella nuova dimensione, dove dovrai imparare perfettamente le nuove regole (istruzione), attenendoti alle clausole vincolanti che ti impediranno di sfuggire al Magus (ed ecco l’ostruzione, il penultimo step). Alla fine del percorso, della tua identità originaria non resterà più niente (in effetti, proprio la distruzione è l’esito inevitabile, per chi ha perso la libertà di pensare).
Un semplice sguardo a YouTube permette di verificare la consistenza numerica raggiunta dai follower del nuovo guru, che spesso indossa i panni del brillante influencer. Nelle sue trasmissioni-sermone non esiste ombra di contraddittorio: esattamente come nel tanto vituperato mainstream. Semplicemente, in quei monologhi si intona una contro-canzone: ma sempre da cantare in coro, insieme alla platea degli adoratori, senza che siano ammesse voci discordanti.
La fenomenologia, già vasta, è cresciuta oltremisura nel 2020 a causa delle violente politiche repressive introdotte con la scusa dell’emergenza sanitaria. Lockdown, distanziamento e coprifuoco: proprio come in guerra.
Lassù in alto, lampeggiava la magia nera del Ministro della Paura: la conta quotidiana dei ricoveri o anche solo dei “casi” di contagio, dopo la tetra sfilata dei camion con le bare nella lugubre notte di Bergamo. Dal rituale oscuro non si uscì nemmeno in seguito, vista la sinistra risonanza ottenuta dalla Porta dell’Inferno di Rodin: la mostra venne inaugurata al Quirinale proprio il giorno dell’introduzione del Green Pass. Per non dire delle luttuose spiritosaggini, elargite a reti unificate da Mario Draghi, sulla triste sorte a cui sarebbe stato destinato chi si fosse sottratto al portentoso effetto taumaturgico dei sieri genici sperimentali.
All’atroce tradimento del mainstream, che occultò la verità dando spazio solo alle menzogne del regime psico-terroristico, corrispose un’esplosione incontrollata di voci di protesta, per lo più legittime e spesso correttamente informate. Per un po’, in quel modo, filtrarono notizie illuminanti: per esempio, istruzioni fondamentali su come curare tranquillamente il morbo virale senza ricorrere a trattamenti sanitari speciali, men che meno obbligatori.
Poi però, man mano che l’emergenza scemava (anche per merito del “dottor” Putin, che la cancellò dall’agenda mondiale il 24 febbraio 2022 invadendo il Donbass), le fonti spontanee che si erano battute contro la manipolazione psico-sanitaria si autoproclamarono “fronte del dissenso”, dando inizio a narrazioni parallele a quelle del mainstream, assolutamente speculari ad esso in quanto non dialettiche, mai davvero pluralistiche.
In qualche modo sembrò riaffiorare il Magus, con il suo favoloso nuovo mondo completamente inventato, lontano dalla realtà: nacque, almeno in astratto, l’universo dorato dei martiri e degli eroi dell’ultima ora, dei partigiani immacolati della verità, dei combattenti nostrani santificati in vita e quindi candidati a guidare le masse virtualmente in eterno.
Se al momento del crollo delle Torri Gemelle si calcola che la quota dei super-scettici, nella popolazione mondiale, non superasse il 5-10%, ora – secondo vari osservatori – a non credere più alle versioni ufficiali è almeno un cittadino su tre. Se poi si considera il dilagare dell’astensionismo elettorale e il crollo verticale delle vendite dei quotidiani e dell’audience televisiva, si può facilmente dedurre il peso reale dei possibili “clienti” dei nuovi guru.
Sia che si tratti di influencer o di veri e propri falsi maestri, pronti a servire clamorosi minestroni (conditi con astrologia e alieni, mitologia e grandi segreti, Antartide & Atlantide), il loro parterre è cresciuto in modo esponenziale, di pari passo con gli smartphone e i social media, le piattaforme digitali collettive.
Già nel lontano 1979, con il brano “Magic Shop”, una sentinella come Franco Battiato ci aveva messo in guardia dalla deriva di quella che poi si sarebbe chiamata New Age, denunciando «i mantra e gli hare hare a mille lire».
Oggi siamo giunti al supermarket globale online, nell’era di Amazon: medicina alternativa, astrologia e rune, tarocchi per tutti, un pizzico di alchimia, una spolverata di ermetismo. Venghino, siòri, ad abbeverarsi alla fonte dell’esoterismo per principianti, in mezzo a tanti antichi culti riesumati, adattati alla bisogna: si va dalla vera identità di Gesù al neo-druidismo formato famiglia. È esplosa un’editoria divulgativa dirompente, accattivante e ambivalente: temi anche serissimi e finalmente popolari, non più solo prerogativa di ristrette cerchie, ma spesso proposti da esperti piuttosto improvvisati; i loro titoli squillanti si assiepano sugli scaffali accanto a volumi dall’approccio meno gridato, opera di studiosi di comprovata affidabilità.
Su questo mare, in troppi casi denso di narrazioni a senso unico (pochi i dubbi, i riscontri certi, le spiegazioni davvero argomentate), galleggia beatamente il maestro cialtrone, il guru mediatico del terzo millennio: assolve alla medesima funzione sacerdotale esercitata nel mainstream, ad esempio, da “cardinali” del calibro di un Bruno Vespa. Ma guai a spiegarlo ai devoti seguaci del guru: i poverini chiedono solo di poter attingere allo sterminato, presunto sapere del loro divino somministratore di verità assolute. Oltretutto, il mondo del Magus è davvero parallelo e accessibile a tutti: una rivoluzione a prezzi modici, Iva compresa.
Dentro il suo cerchio fatato, lo schema del Magus si ripete all’infinito: il pubblico (pagante o meno, comunque adorante) viene regolarmente blandito e rassicurato. Quella che si stringe attorno al guru è di gran lunga l’umanità migliore, la minoranza eccelsa che ormai ha capito tutto. Grazie al maestro cialtrone, pensa di conoscere ogni minimo dettaglio: non solo su come va il mondo, ma anche sui segreti dell’universo e sul mistero della vita e della morte.
Se esistesse davvero, il gran maestro della piramide oscura, sarebbe deliziato da questo grandioso spettacolo: oggi non avrebbe più nemmeno bisogno di inventarsi certe storielle sui lucertoloni alieni. I potenziali rompiscatole, arruolati nel “fronte del dissenso” o devoti a qualche formidabile maestro cialtrone, non impensieriscono più nessuno.
Eccoli là, scodinzolanti e felicissimi di aver conquistato le verità ultime e definitive. Loro sono certi di essere il futuro, la parte giusta dell’umanità, la quintessenza del mondo che verrà. Si tratta solo di aver fede nell’illuminato leader. Non resta che sedersi e aspettare che tutto accada da sé: magicamente.