RUMOR, RIVELAZIONI-SHOCK: QUELL’ÉLITE-FANTASMA REGGE IL POTERE DA MILLENNI

Democrazia, potere del popolo. L’Atene di Pericle, la Roma repubblicana. I Comuni medievali, quelli italiani ostili al Barbarossa e i loro “cugini” della Languedoc, l’Occitania già visigota e poi merovingia, dove ad opporsi alla carneficina della Crociata Albigese non erano solo i feudatari del conte di Tolosa, ma anche i consoli cittadini: governatori locali non aristocratici, borghesi liberamente eletti dalla popolazione.
Democrazia come prospettiva civile da conquistare a caro prezzo: liberté, egalité, fraternité. I diritti dell’uomo, da Thomas Paine a Martin Luther King passando per Eleanor Roosevelt: dalla Presa della Bastiglia alla lotta dei neri contro la segregazione razziale, nell’America dove Franklin Delano Roosevelt (ispirato da John Maynard Keynes) aveva saputo declinare la democrazia innanzitutto in chiave socio-economica, come liberazione dal bisogno e diffusione universale dell’accesso al benessere.
Notoriamente, la massoneria ha giocato un ruolo decisivo nell’incubare le grandi rivoluzioni settecentesche, destinate a rottamare l’assolutismo monarchico e l’oscurantismo teocratico vaticano. La democrazia come esperimento: una nuova chance per l’umanità, dopo millenni dominati da un potere solo verticale, quasi sempre autoritario e dispotico.
Dunque: per provare a cambiare il corso degli eventi c’è chi si muove, ogni volta, dietro le quinte. Diplomazie ufficiali e circoli informali, congreghe elusive, fratellanze a carattere iniziatico capaci di aggregare eretici di vario genere, popolani e benestanti, persino religiosi atipici e aristocratici di larghe vedute.
Una di queste organizzazioni – dall’aspetto dirompente, imbarazzante, difficilmente classificabile – ha fatto la sua comparsa pubblica solo nel 2010, quando l’avvocato vicentino Paolo Rumor (nipote del cinque volte primo ministro italiano Mariano Rumor) ha dato alle stampe il libro “L’altra Europa”. Mentre Loris Bagnara ha curato nel volume il lungo inserto a tema archeologico, dedicato alla puntuale verifica delle fonti antiche citate, la prefazione portava la firma dell’eminente politologo Giorgio Galli, pronto ad esaminare il rapporto segretissimo fra potere, esoterismo e magia.
Problema: nonostante le premesse, di quel libro non ha parlato quasi nessuno. Una vera e propria congiura del silenzio, condita con eventi inattesi: l’improvvisa chiusura della casa editrice, Hobby & Work, e lo strano ricovero dell’autore poco dopo l’uscita del libro (finito all’ospedale in condizioni critiche, con i sintomi dell’avvelenamento da neurotossine).
Nel bestseller “Il nome della rosa”, Umberto Eco allude a “un libro che uccide”, scritto da Aristotele per esaltare la virtù del riso, che contribuisce a scacciare la paura – strumento di cui il peggior potere si avvale sempre, per dominare i sudditi in modo incontrastato.
Dunque: chi potrebbe temere così tanto un lavoro editoriale come quello di Rumor, nel frattempo coraggiosamente ripubblicato dalla giovane editrice Panda di Vicenza?
A spaventare sembra essere il suo sconcertante contenuto. In sintesi: una precisa élite invisibile, forse tuttora in auge, avrebbe detenuto il potere ininterrottamente, nell’area euro-nordafricana e mediorientale, a partire da qualcosa come 12.000 anni fa. Forse, i suoi fondatori (sacerdoti di antiche “divinità” venute dallo spazio?) avrebbero ricevuto istruzioni per rifondare l’umanità, riorganizzando i superstiti del Grande Diluvio. Oggi, in effetti, i geofisici ritengono che attorno al 9600 avanti Cristo l’intera geografia terrestre sarebbe stata sconvolta da spaventosi cataclismi di origine cosmica.
Inforcando gli occhiali della paleoastronautica, disciplina oggi tornata di moda con la “disclosure” statunitense sulla cosiddetta “visita extraterrestre”, si potrebbe pensare che gli antesignani della misteriosa oligarchia citata da Rumor fossero i fiduciari terrestri di specifiche entità aliene, dominanti sul nostro pianeta.
Fantasie? Il guaio è che la fonte di Paolo Rumor è il memoriale di suo padre, Giacomo, che durante la Seconda Guerra Mondiale era il braccio destro del cardinal Montini, futuro Paolo VI. All’epoca l’alto prelato era a capo del Siv, il servizio segreto vaticano. Ormai barcollante la dittatura di Mussolini, proprio alla Santa Sede sarebbe stato richiesto di rappresentare l’Italia, nella riservatissima commissione internazionale convocata informalmente per disegnare la futura Europa, quella che sarebbe risorta dalle macerie del nazifascismo.
Emissari dei principali paesi del vecchio continente si sarebbero incontrati in clandestinità, sotto l’occupazione nazista, per scrivere il destino comune. Poi il progetto sarebbe bruscamente cambiato, per via delle imposizioni di quello che Rumor chiama “il contingente americano”: sarebbero stati gli statunitensi a forgiare lo spirito autoritario dell’attuale Unione Europea, marcatamente oligarchica.
Se però sin qui siamo alla semplice dietrologia analitica, quella che cammina sul sottile crinale che separa i complotti veri dai complottismi immaginari, le cose si complicano con l’ingresso in scena del plenipotenziario francese Maurice Schumann, alto esponente del gollismo e vero custode, secondo Rumor, dei segreti della Struttura: così viene chiamata l’impalpabile élite che, nell’arco di una dozzina di millenni, avrebbe guidato lo sviluppo dell’umanità euro-mediterranea ispirando la nascita di imperi e religioni e somministrando con cautela nozioni filosofiche e conoscenze scientifiche.
Prima di radicarsi nella fatidica piana di Giza, all’ombra delle grandi piramidi, tutto sarebbe nato in Mesopotamia attorno a Ur dei Caldei, la città del biblico Abramo, del cui nome (“origine”) si fregiano le Ur-Lodges citate da Gioele Magaldi nel bestseller “Massoni”: superlogge sovranazionali, apolidi e spesso in contrasto tra loro, che si contenderebbero aspetti essenziali della governance planetaria.
Si immagina che le società segrete – sempre esistite – abbiano avuto un ruolo importante, nel retrobottega del grande potere: accanto alla stessa vicenda dei Templari si affaccia l’ombra del misterioso Priorato di Sion, menzionato dal controverso francese Pierre Plantard e reso leggendario dal “Codice da Vinci” di Dan Brown. C’è chi si interroga sul ruolo “di intelligence” che potrebbe aver svolto l’ordine monastico dei cistercensi, accanto ai chiacchieratissimi Rosacroce (o Rosa+Croce) e a figure come quella di Gioacchino da Fiore. Sullo sfondo, anche certe linee di sangue: come quelle dei Desposini e degli Elcasaiti, che si considerano “eredi” del casato giudaico di David e quindi anche di Gesù Cristo.
Di nuovo: amenità leggendarie e gossip meta-storico? E poi: dove collocare, precisamente, la fantomatica Struttura citata tra le pagine de “L’altra Europa”? Era forse l’organismo occulto che coordinava l’operato delle confraternite eventualmente sottostanti?
Paolo Rumor alza le mani: ammette di essere il primo a non saper valutare l’attendibilità del memoriale paterno, largamente alimentato dalle confidenze di Schumann. Un’entità capace di governare l’umanità per millenni, senza interruzioni? Ovvio che si tratta di affermazioni difficilmente accettabili. Merito di Rumor, in ogni caso, il fatto di aver messo a disposizione del pubblico quei pazzeschi incartamenti. Per giunta suffragati da Bagnara (che convalida le antiche geografie menzionate) e dallo stesso Galli, il quale ritiene sostanzialmente coerente il racconto offerto da Giacomo Rumor, amico e confidente del futuro Papa.
La lista dei presunti membri della Struttura? Zeppa di nomi insospettabili: regnanti, consiglieri di corte, religiosi, pensatori, artisti e scienziati: da Cartesio a Newton, passando per Giordano Bruno.
Ridonante la presenza dei Rosacroce: il proto-scienziato Ruggero Bacone, Raimondo Lullo e Isaac Abrabanel, il letterato Francesco Colonna, l’alchimista Nicolas Flamel, il monaco Tommaso da Kempis, Luca Pacioli e Giovanni Tritemio, l’inventore della scrittura criptata. E poi l’alchimista Cornelio Agrippa, il grande medico Paracelso, Tommaso Moro (l’autore di “Utopia”), Jacob Andreae e suo nipote Johan Valentin, cui si devono i famosi manifesti rosacrociani (la “Fama fraternitatis” e la “Confessio”). Ancora: il matematico Johann Faulhaber, il fisico Robert Boyle, l’italiano Raimondo di Sangro (principe di San Severo), l’aristocratico abruzzese Francesco D’Aquino. E con loro il polacco Michael Sendivogius e i tedeschi Michael Maier e Jakob Böhme, gli inglesi John Dee e Robert Fludd, il dottissimo Simon Studion (allievo di Giordano Bruno), gli scrittori utopisti Tommaso Campanella (“La città del sole”) e Francis Bacon (“La nuova Atlantide”).
Tra gli artisti coinvolti spicca il nome di un grandissimo musicista come Mozart, mentre fra i letterati compaiono Novalis, Goethe, Victor Hugo e Gabriele D’Annunzio. Tra loro c’erano personaggi come i compositori Eric Satie e Claude Debussy, il drammaturgo Jean Cocteau, il pittore Salvador Dalì. Nella “Lista di Rumor” c’è posto anche per notissimi esoteristi come Gurdjieff e Steiner, il fondatore dell’antroposofia.
Nella Struttura – precisa lo stesso Rumor, citando il padre – potevano essere ammesse anche personalità scelte per i loro meriti culturali: questi membri avevano funzione solo consultiva e non erano necessariamente messi al corrente dell’intera composizione del gruppo.
Scorrere quell’elenco risulta francamente sconcertante. Si parte da notazioni di epoca sumerica per arrivare all’Egitto dei faraoni, alla Palestina e al clan familiare di Gesù. Secoli più tardi fanno capolino dinastie come i Plantageneto e gli Angioini, gli occitanici conti del Razès di estrazione merovingia, gli anglo-normanni Gisors (tra cui Jean, antenato del fondatore dei Templari Hugues de Payns, alias Ugo di Pagani). La lista menziona Bianca di Navarra, Connestabile di Borbone, Ferrante Gonzaga e Isabella d’Este, Ludovico di Gonzaga-Nevers-Rethel (discendenza imparentata con Goffredo di Buglione e Baldovino II, re di Gerusalemme) e il potente Massimiliano di Asburgo-Lorena.
Accanto a tanti europei, nella lista compare lo stesso Jalāl al-Dīn Rūmī, grandissimo poeta persiano, leader dei Sufi e fondatore della prima scuola di dervisci rotanti. Poco sotto il medievale Rūmī, la cronologia di Rumor evidenzia due giganti italiani, Botticelli e lo stesso Leonardo. Con loro il proto-europeista Jan Amos Komenskẏ (Comenio) e il poeta britannico John Milton, poi l’architetto e massone Christopher Wren (progettista della ricostruzione di Londra), la famiglia Radclyffe ed Elias Ashmole, membro del Collegio Invisibile con Newton, Byron, Boyle, Wren e Benjamin Franklin. Tra gli anglosassoni figurano nella lista un politico settecentesco come John Hancock, patriota statunitense, e i fratelli John e Waynman Dixon, valenti archeologi, autori della scoperta dei “condotti di areazione” nella Camera della Regina della Piramide di Cheope.
Le sorprese continuano nel ‘900: la “Lista di Rumor” include il giurista italiano Gaetano Mosca, tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Insieme a Vilfredo Pareto, Robert Michels e Max Weber, Mosca è tuttora classificato tra i più importanti esponenti della corrente di pensiero elitistica, quella cioè che auspica il governo di un’oligarchia incarnata da ristrette cerchie di presunti “illuminati”.
Accanto a Mosca compare il marxista tedesco Karl Kautsky, segretario di Engels e poi influente teorico del socialismo europeo. La pensavano come Kautsky i deputati laburisti Denis Nowell Pritt e George Russell Strauss, ferventi socialisti e anch’essi reclutati nella Struttura in coabitazione con l’ultra-elitario Mosca.
Altro italiano notevole, in quel club riservatissimo, il professor Livio Catullo Stecchini, docente di storia antica al Paterson State Teachers College del New Jersey (oggi William Paterson University). Scoprì l’esistenza di antiche misure e difese le teorie di Immanuel Velikovsky, teorico del catastrofismo cosmico (“Mondi in collisione”). Altro esploratore del passato, sempre reclutato nella Struttura, l’ingegnere e archeologo scozzese Alexander Thom, scopritore della “yarda megalitica”.
A un altro tecnico di assoluta eccellenza, il cartografo statunitense Arlington Humphrey Mallery, nel 1953 toccò valutare in anteprima la mappa dell’ammiraglio turco Piri Reis, realizzata nel 1513, che raffigurava l’Antartide (ufficialmente scoperta solo tre secoli dopo). Insieme a Mallery, nella Struttura militava il geofisico americano Charles Hutchins Hapgood: la sua Teoria della Dislocazione della Crosta Terrestre ipotizza lo scorrimento periodico della crosta sul mantello, con il conseguente spostamento dei poli geografici. Lo spostamento catastrofico dei poli fu sostenuto anche dal geologo Hugh Auchincloss Brown, altro membro dell’invisibile Struttura.
Un ulteriore collega, Harold “Harry” Godwin, botanico e geofisico, è considerato tra i fondatori dell’ecologia, mentre a John Wood Campbell Junior si deve l’epoca d’oro della fantascienza. Nel club figurava anche Matteo Paoli, scrittore e giornalista investigativo svizzero (Mathieu Paoli, pseudonimo di Ludwig Scheswig), autore di programmi televisivi sul Priorato di Sion (morì tragicamente nel 1977, sospettato di essere un agente segreto israeliano che in realtà faceva il doppio gioco per conto degli egiziani).
Altri nomi eccellenti: per esempio quello di Henri Lobineau, genealogista dei dossier del Priorato di Sion. Diego Marin, autore di un saggio sui componenti della “Lista di Rumor”, lo collega alla sezione italiana del “contingente americano”, parte integrante di Gladio.
Insieme a Lobineau, nella Struttura figurano altri francesi illustri: dallo scrittore André Malraux al filosofo cattolico Jacques Maritain, passando per lo stesso Maurice Schumann (il mentore di Giacomo Rumor), senza dimenticare il finanziere europeista Jean Monnet e addirittura il presidentissimo Charles de Gaulle.
Non meno sorprendente la componente italiana della Struttura novecentesca, dove si segnala il banchiere e politico Cesare Merzagora, spentosi nel 1991 (fu presidente del Senato dal 1953 al 1967, quindi “presidente supplente della Repubblica” nell’ultimo semestre del 1964 a seguito delle dimissioni per malattia di Antonio Segni). Accanto a quello di Merzagora compare il nome di Altiero Spinelli, padre del federalismo europeo, e persino quello di Enrico De Nicola, primo presidente della Repubblica italiana.
Bene, e quindi? Come valutare un simile affollamento di celebrità, di nomi snocciolati uno dopo l’altro dal memorabile libro di Paolo Rumor? Una tale messe di dati – nel volume, circostanziati con la massima cura possibile – non può che suscitare interrogativi imbarazzanti: qualcuno ha davvero “sovragestito” la nostra storia, il nostro sapere, sorvegliando la nostra evoluzione sociale, economica e politica? E lo ha fatto addirittura per secoli, se non per millenni?
In altre parole: ad agire nell’ombra è stata la medesima inafferrabile entità, composta da personalità eminentissime e probabilmente legate tra loro dal medesimo vincolo di segretezza?
E innanzitutto: è esistita veramente, quella Struttura? Esiste ancora oggi, in qualche modo?
Sarebbe bello se, un bel giorno, alle domande facesse seguito qualche risposta. Del resto, libri come quello di Rumor sono un fenomeno recente: fanno parte, anch’essi, della “disclosure” che forse potrebbe rivelare, all’umanità intera, informazioni preziose sulla sua reale origine.

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